Psicologə &
Sessuologə

Elisa Modica

(    About    )

(    About    )

Sono Elisa Modica, psicologə e sessuologə che lavora online con giovani adultə, adultə, coppie e polecole. Il mio lavoro nasce da una presa di posizione chiara: non sono neutra, non posso esserlo, perché la cura è sempre un atto politico.

Sono una persona agender, uso tutti i pronomi, credo nel potere delle autodiagnosi, sono NeuroQueer, grasso e terronə.

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Years of Experience

(    Il mio credo    )

Credo nella cura come pratica collettiva.
Lavoro per una salute mentale che non sia neutra ma
radicata nei corpi, nei territori e nelle relazioni.

(    What I do   )

Mi occupo di benessere psicologico con un’attenzione particolare alle esperienze e alle soggettività queer, alle non monogamie, alle sessualità non normative e a chi vive percorsi di affermazione di genere.

Accompagno chi desidera esplorare la propria identità, orientamento, relazioni e corpo con approccio inclusivo per il peso e la salute (AIPS®) in uno spazio il più possibile sicuro dentro questa scatola sociale.

(    What I do   )

Ho fondato un progetto politico e di supporto da persone trans per persone trans, accompagnando soggettività marginalizzate nel loro percorso di autodeterminazione chiamato Hubsoleto, ma quando i luoghi che abito smettono di essere coerenti con i valori da cui sono nati, scelgo di andar via.

Oggi continuo a costruire altrove. Il mio impegno è politico e militante: rifiuto la falsa neutralità della psicologia mainstream, consapevole che il contesto sociale, culturale, politico e normativo plasma profondamente la salute mentale e il benessere.

Mi posiziono con chiarezza come anticapitalista, antirazzista, antifascista,
grasso-inclusiva e transfemminista, con una pratica che vuole
scardinare oppressioni e disuguaglianze, non perpetuarle.

Identità di genere e percorsi di affermazione.

Accompagnamento di persone trans, non binarie, genderfluid,
questioning o in cammino verso la propria espressione autentica,
sempre rispettando tempi, modi e narrazioni individuali.

Orientamenti sessuali e romantici.

Sostegno alle persone lesbiche, bisessuali, pansessuali, asessuali e a tutto lo spettro delle identità romantico-sessuali, senza richiedere “etichette” o conformità.

Non monogamie consensuali.

Poliamore, coppie aperte, anarchia
relazionale, swinging, polecole e ogni altra forma che sfidi la
monogamia obbligatoria, sempre con un approccio di rispetto,
consenso e inclusione.

Sessualità non normative e marginalizzate.

Kink, BDSM, sex
working, e ogni dimensione che esca dagli schemi “standard” o
normativi, con un’attenzione a decostruire stigma, vergogna e
pregiudizio.

Non mi riconosco in un unico metodo o scuola: lavoro integrando strumenti, tecniche e linguaggi di molteplici tradizioni psicologiche e cliniche, con uno sguardo sempre critico e orientato al cambiamento sociale e personale.

La mia lente principale è quella della psicologia critica, accompagnata da un robusto approccio di riduzione del danno (harm reduction) e da pratiche affermative, intersezionali e inclusive.

Il mio stile è diretto, empatico, con cazzimma: non temo la franchezza, ma la unisco a un profondo rispetto e alla costruzione di un’alleanza terapeutica fondata su fiducia,
confronto autentico e responsabilità reciproca.

L’approccio della riduzione del danno nasce nell’ambito delle dipendenze e si è poi ampliato a molte altre esperienze, come l’autolesionismo, i disturbi alimentari o i meltdown autistici.

Non parte dal giudizio o dal tentativo immediato di “eliminare il sintomo”, ma si chiede:

– Cosa sta comunicando questo comportamento?

– Come possiamo ridurre i rischi, la solitudine, la vergogna, e aumentare
sicurezza e strumenti?

 
TRIGGER WARNING
Autolesionismo

Non parte dal “non devi più farlo”, ma dalla comprensione che l’autolesione è spesso un modo per gestire emozioni intense, dolore psichico, sopraffazione. Insieme, possiamo:

– comprendere il contesto in cui emerge;

– costruire alternative possibili e sicure, se e quando sarà il momento;

– ridurre il rischio, invece che punire o colpevolizzare.

 

Disturbi alimentari

La riduzione del danno si oppone agli approcci coercitivi, centrati sul controllo. Si lavora sul rapporto con il cibo e con il corpo, partendo dal rispetto, dalla relazione e dalla sicurezza, senza obblighi o imposizioni violente.

Si può lavorare sulla consapevolezza, sul piacere, sull’evitare danni gravi, senza chiedere a nessunə di rinunciare subito a pratiche che sono (anche) strategie di sopravvivenza.

 

Meltdown autistici

Nel caso di persone autistiche, l’approccio harm reduction riconosce che i meltdown non sono “scatti” da gestire, ma reazioni legittime a
sovraccarico sensoriale, emotivo, sociale.

L’obiettivo non è farli “sparire”, ma:

– riconoscere i segnali precoci di sovraccarico,

– creare ambienti più sicuri e accessibili,

– validare l’esperienza e proporre strategie individuali, non patologizzanti.

L’approccio affermativo parte da un presupposto semplice e radicale: la vostra identità è reale, valida e degna di essere rispettata. Sempre. Che si parli di orientamento sessuale, identità di genere, romanticismo, relazioni, corpo o neurodivergenze, l’approccio affermativo non chiede spiegazioni, prove, né conformità a modelli esterni.

 

Significa:

– non mettere in discussione l’identità dichiarata, anche se mutevole, fluida, non normativa o non binaria;

– usare il linguaggio corretto (nomi, pronomi, lessico scelto);

– non forzare percorsi prestabiliti, non assumere “fasi”, “cause”, “confusioni”;

– lavorare insieme per affermare e sostenere il diritto a essere come si è, in modo consapevole, autodeterminato e sicuro.

L’approccio trauma-informed parte dal riconoscimento che molte persone — in particolare chi appartiene a comunità marginalizzate — vivono o hanno vissuto esperienze traumatiche: violenza, abusi, discriminazioni sistemiche, invalidazioni, traumi istituzionali o medici.

 

Essere trauma-informed significa:

– non dare nulla per scontato: ciò che può sembrare “neutrale” per alcunɜ, per altrɜ può essere un trigger;

– costruire relazioni terapeutiche basate su sicurezza, trasparenza, scelta, empowerment, collaborazione;

– evitare dinamiche di potere oppressive, coercitive o colpevolizzanti;

– riconoscere i segnali del trauma, anche quando non vengono nominati apertamente.

Nel mio lavoro, significa creare uno spazio in cui la persona possa sentirsi accolta anche nella propria vulnerabilità, dove non è obbligatə a raccontare tutto, né a farlo subito, e dove può sentire di avere voce e controllo nel processo terapeutico.

Sono pratiche cliniche ispirate al modello Health at Every Size®, che rifiuta la logica della dieta, della sorveglianza sul corpo e della patologizzazione dei corpi grassi.

Il peso non è il problema. Il peso non è una diagnosi, né un indicatore automatico di salute o malattia.

Il vero problema è la violenza sistemica fatta di grassofobia, stigma medico, esclusione, moralismo e controllo.

Il disagio non nasce dal corpo in sé, ma da come la società lo legge, lo opprime, lo misura.

Salute come diritto, non dovere.

L’approccio AIPS® non prescrive la salute come obbligo morale o stile di vita da raggiungere.

Riconosce che la salute è un processo complesso, individuale, autodeterminato, e che non tuttɜ hanno pari accesso a benessere, cura e sicurezza.

Piacere, libertà, consapevolezza.Non lavoriamo per “aggiustare” corpi. Non inseguiamo il peso “giusto”. Non imponiamo regole alimentari.

Costruiamo invece uno spazio dove ripensare la relazione con il cibo,
con il corpo, con l’autostima.

Un luogo in cui poter disimparare la vergogna, sciogliere il controllo e
riscoprire il piacere, l’intuizione, la libertà.

(    Il mio credo    )

Credo in una psicologia che non sia strumento di controllo, normalizzazione o patologizzazione, ma un mezzo di liberazione e autodeterminazione.

(    Il percorso con me   )

Fare un percorso psicologico con me significa, prima di tutto, entrare in uno spazio che mette in discussione le dinamiche gerarchiche che storicamente hanno caratterizzato le relazioni di cura.

Non credo nel ruolo della terapeuta tutta d’un pezzo, che sa tutto, che ha sempre ragione o che osserva da una torre d’avorio. Credo invece nella psicoeducazione come pratica di alleanza, come modo per condividere strumenti e restituire consapevolezza, perché penso che la conoscenza debba essere accessibile e non un privilegio da cui guardare le persone “dall’alto”.

Io sono una persona come chiunque altra: ho limiti, dubbi, margini di errore. Quello che porto in terapia è semplicemente frutto di un percorso di studio, esperienza e ricerca – non di un sapere “superiore”.

Purtroppo, la formazione che ho ricevuto (come moltɜ di noi) è stata costruita su basi abiliste, razziste, sessiste, omobitransafobiche e classiste. Questo è il sapere accademico, quello che “passa il convento”. Ma da tempo ho deciso di andare oltre, di disimparare, di costruire un sapere più vivo, più critico, più incarnato.

La mia formazione la costruisco dal basso: attingendo da zine autoprodotte, da testi transfemministi, da vissuti condivisi nelle
comunità, da pratiche collettive, da spazi di militanza, da voci non normate e non istituzionalizzate. La scienza e il sapere non sono mai neutrɜ: sono il riflesso di chi ha il potere. E per questo, nel mio lavoro, faccio del mio meglio per restare ai margini di quei confini imposti con supponenza.

Non vi chiederò nessun prerequisito, nessun obbligo, nessuna storia da raccontare nel modo “giusto”, nessun modo corretto di vestirvi, di presentarvi, nessun “essere trans™” da esibire o performare. Non dovrete “spiegarmi tutto”, né essere leggibili secondo modelli altrui.
Per il resto, ce la metterò tutta. Per prendermi cura di voi, con voi, nel contesto che condividiamo. E lo faremo insieme, mettendo in discussione anche me, perché le mie pratiche potrebbero non bastare, potrebbero mancare qualcosa. È per questo che vi chiedo, sempre, di dirmelo. Se sbaglio. Se vi faccio sentire a disagio. Se potremmo fare meglio. Il percorso è vostro. E la cura si costruisce nel confronto.
L’unica cosa che serve è che esistiate. Che respiriate. E che, per quanto possibile in questa società, stiate abbastanza bene da volerci provare.

(    Relazioni cliniche e documentazione    )

Offro la possibilità di redigere relazioni cliniche e di accompagnamento per percorsi di affermazione di genere, in particolare per l’accesso alla terapia ormonale e per il cambio dei dati anagrafici in tribunale, per sottoporsi ad eventuali operazioni chirurgiche affermative, secondo le normative vigenti.


Le relazioni vengono costruite con un approccio non patologizzante, rispettoso dell’autodeterminazione e basato sul consenso informato, tenendo conto della storia personale, relazionale e sociale della persona, e non limitandosi a una lettura medicalizzante dell’identità di genere.

Sono disponibile a svolgere colloqui e a redigere relazioni sia in italiano sia in inglese, per persone che necessitano di documentazione in lingua o che preferiscono svolgere il percorso terapeutico in inglese.


Il mio lavoro si fonda su una prospettiva clinica inclusiva, critica e aggiornata, con particolare attenzione alle persone, trans*, non binarie e gender non conforming, e all’impatto che stigma e minority stress possono avere sul benessere psicologico. Inoltre, per la stesura delle relazioni, faccio riferimento alla versione più aggiornata degli Standards of Care redatti dalla World Professional Association for Transgender Health (WPATH).
Le mie relazioni cliniche sono già state utilizzate in Italia e in diversi Paesi europei per l’accesso alla terapia ormonale affermativa di genere, per la rettifica dei dati anagrafici, per sottoporsi a interventi chirurgici affermativi in Italia ed Europa, e come supporto alla documentazione necessaria per viaggi all’estero.

(    Come racconteresti di esserti trovato nel lavoro con me?    )

La terapia non è neutra, e nemmeno le sue tracce. Ecco alcune testimonianze scritte da chi ha attraversato con me uno spazio di cura radicale, fatto di corpi, identità, relazioni e margini. Nessuna esperienza può raccontare tutte le altre, ma ognuna è reale. E ogni parola qui è un atto di fiducia.

Iniziamo un percorso insieme / Iniziamo un percorso insieme/
Iniziamo un percorso insieme / Iniziamo un percorso insieme/
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Iniziamo un percorso insieme / Iniziamo un percorso insieme/
Iniziamo un percorso insieme / Iniziamo un percorso insieme/
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(    Per leggere i miei sproloqui su Instagram    )

@smoodi

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